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La paura
servita a tavola
MUCCA PAZZA
Francesco Scaroina
Collana Voyage
Pagg. 128
f.to 14x20
Edizione cartonata
con sovracoperta
ISBN 88-87804-02-8
€ 12,39

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Francesco Scaroina
(Candiolo, 1944), medico, lavora a Torino ed è specialista
in Medicina Interna: è Primario presso l’ASL-4 (Ospedale
San Giovanni Bosco).
Oltre all’attività internistica e di ricerca nell’ambito
delle malattie cardiovascolari e metaboliche, da molti anni si
dedica alla Storia della Medicina e alla sua divulgazione, soprattutto
nell’ambito dell’epistemologia e della Storia della
Clinica.
Ha al suo attivo una vasta produzione scientifica e di ricerca
ed ha già pubblicato tre monografie: Il Segno Di... sulla
Storia della Semeiotica e Angina Pectoris seu cardiogmus. Quel
dolore che viene dal cuore sulla Storia clinica dell’infarto
miocardico.
Con Pietro Pintore Editore ha recentemente pubblicato nella collana
“Cultura Medica” Arteriosclerosi la malattia dello
strapazzo arterioso.
È socio della Società Italiana di Medicina Interna
e dell’Accademia di Medicina di Torino.
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Il fenomeno della “mucca
pazza”, cogliendo di sorpresa per la seconda volta l’opinione
pubblica, ha risollevato la questione di sempre: la tecnica, nata
per risolvere i problemi, spesso crea problemi e fa problema.
Il progresso tecnologico è uno dei tratti salienti della
nostra vita moderna, senza però riuscire a dominare completamente
la conquista stessa, né a prevedere in anticipo gli effetti
collaterali, conseguenza, spesso di “incompleta conoscenza”
o di “superficialità”.
La stessa tecnologia-spettacolo che molto affascina l’umanità,
presuntuosamente forte e invicibile, può rivoltarglisi contro
quando sgusci di mano.
La vicenda della “malattia da prioni” potrebbe essere
un buon argomento a favore della tesi.
Non conoscere gli effetti negativi a distanza di una alimentazione
all’inizio fruttuosa su animali geneticamente adatti a tuttaltro
regime ha provocato dei danni economici ancor più devastanti
che se si fosse lasciato semplicemente alla natura il mantenimento
biologico della vita, secondo i criteri da lei definiti.
Ma anche danni morali ed etici perché ha insidiato la tranquillità
degli uomini togliendo fiducia alle istituzioni.
Questo piccolo romanzo-ricerca, con intento divulgativo, cerca di
umanizzare e interpretare la scienza -con i suoi successi o le sue
incertezze e fallimenti - e vuole portare il lettore a dare un significato
a ciò che sta accadendo sulle mense di tutti i giorni, colpite
in uno degli alimenti più ricchi di tradizioni e più
preziosi, la carne di mucca.
Attraverso il dialogo che dà risalto ai confronti quotidiani
tra se stessi e il mondo, tra gli uomini e la scienza, vengono posti
degli interrogativi che molti formulano in questi giorni e che hanno
lasciato sorpresa la politica stessa e l’opinione collettiva.
Le risposte non possono certamente essere esaustive poiché
l’argomento è troppo complesso ed enigmatico, ma potranno,
forse aprire qualche spiraglio di luce nell’oscuro edificio
del sapere.
Questa razionale e divulgativa spiegazione dei fatti legati alla
malattia da prioni, sia degli uomini che dei bovini, forse potrà
arricchire la conoscenza comune e facilitare le famiglie verso una
scelta alimentare responsabile e non solo guidata da leggi, regolamenti,
decreti CEE e ministeriali.
La protagonista è Sofia, una donna comune, di cultura, di
buon senso ed entusiasta della vita e delle occasioni offerte, ma
anche dei suoi misteri.
È una donna curiosa.
Viene colpita come tutti dall’incerta scelta del “mangiare
o non mangiare carne di vitello”, dopo quanto accaduto.
Cerca da sola le risposte al suo problema, seguace del detto: «Conoscere
per saper riconoscere!»
Le citazioni tecniche possono non essere di interesse di tutti,
e non sono sostanziali alla comprensione degli argomenti e alla
finalità divulgativa perseguita, ma sono un buon spunto per
conoscere la letteratura scientifica, poco nota al pubblico, solo
ricca di fatti e priva di sentimenti o sensazioni.
Ben si adatta a questa lettura e alle sue conclusioni la riflessione
del filosofo della scienza Lewis Walport: “Non conosco alcun
depositario certo dei poteri ultimi della società che non
sia il popolo stesso, e se mai non lo crediamo sufficientemente
illuminato da esercitare questo controllo con salutare giudizio,
il rimedio non consiste nel rimuovere l’esercizio di quel
potere, ma nell’informare meglio il suo giudizio”.
E sarà proprio la costruzione di questo giudizio a spingere
la protagonista, aiutata da Internet, alla ricerca di un’informazione
ormai alla portata di tutti.
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