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CORRADO
DI MONFERRATO
L’Italiano che sconfisse il Saladino
Francesco Cordero di Pamparato
Pagg. 248
f.to 17x24 cm
Brossura con alette
ISBN 978-88-87804-42-3
Euro 22,00

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Francesco Cordero di Pamparato
È nato in provincia di Torino, città in cui attualmente vive.
È laureato in Giurisprudenza. Per lavoro o per studio ha vissuto lunghi periodi in Inghilterra e Svizzera e alcuni anni in Eritrea e in Etiopia. Ha soggiornato anche in Turchia, Israele, America del Nord e del Sud. Ha sempre studiato la Storia, materia che ha insegnato come hobby per molti anni in alcune Università della Terza Età del Piemonte. Attualmente insegna Storia delle Crociate e Storia di Bisanzio all’Università Popolare di Torino. Ha collaborato con prestigiose riviste italiane e americane.
Ha pubblicato:
I grandi ammiragli Italiani ed. Elede;
Anno 2000, ed. Chiaramonte; Piemontesi alle Crociate, ed. Chiaramonte; Pirateria e guerra da corsa nel Mediterraneo, ed. Chiaramonte; Il Conte Verde, ed. Chiaramonte; Bisanzio ed. Chiaramonte.
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Corrado, marchese di Monferrato fu uno dei personaggi piú avventurosi del medioevo italiano. Fu il primo piemontese a muoversi in una dimensione mediterranea, che per il tempo significava mondiale.
Cugino del Barbarossa, ne fu per qualche tempo alleato, quindi combattè contro il cancelliere dell’imperatore, con cui aveva avuto forti disaccordi. Si trasferí a Bisanzio, dove fu molto apprezzato dal basileus Manuele I. Tornò in Italia per qualche anno. Fu di nuovo a Bisanzio dove sposò la sorella del nuovo imperatore Isacco e domò la rivolta di un generale. Infine si recò in Terrasanta. Fu lui l’iniziatore della riscossa cristiana e della Terza Crociata. Sconfisse Saladino a Tiro, fu il contraltare di Riccardo Cuor di Leone e, eletto re di Gerusalemme, fu ucciso da due sicari della Setta degli Assassini.
La morte di Corrado fu il piú importante “giallo” del medioevo. Il piú sospettato, come mandante, fu il sovrano inglese Riccardo Cuor di Leone.
Tale morte fu anche la causa della prigionia di re Riccardo in Germania, in quanto l’imperatore Enrico VI lo imprigionò ritenendolo il mandante di quell’omicidio.
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