VIAGGIO IN AMERICA  

VIAGGIO IN AMERICA

François Auguste René de Chateaubriand


Traduzione e commento a cura di
Ada Corneri

Pagg. 352

f.to 14x22 cm
Brossura con alette

ISBN 978-88-87804-30-0

Euro 20,00

 
 
 

Nell’aprile del 1791 il giovane Chateaubriand s’imbarca per l’America, per un viaggio carico di aspettative. La devozione per la patria, abbandonata in un difficile momento politico, lo farà presto rientrare in Francia, ma le esperienze maturate nel Nuovo Mondo lasceranno un segno profondo nella sua produzione letteraria. A distanza di molti anni, nel 1827, l’autore, ormai uomo politico e scrittore affermato, pubblica questo Voyage en Amérique, preceduto da una dettagliata avvertenza in cui traccia la storia dei viaggi e l’evolversi della conoscenza geografica nel corso dei secoli. Inizialmente diario, la narrazione si dilata tra appunti, lettere e citazioni. Quasi antropologo, Chateaubriand indaga sulla spontaneità dei popoli primitivi. Gli usi dei “selvaggi” nel corso delle fasi della vita, dalla nascita alla morte, dalla guerra al matrimonio, sono oggetto di scrupolosa osservazione. Tutto viene passato all’attento vaglio del viaggiatore: i gesti quotidiani, scanditi dalle stagioni della caccia, della pesca, della semina o del raccolto, le conoscenze mediche, l’educazione di figli, i riti religiosi, il linguaggio delle varie tribù. Lo seguiamo a cena da Washington, il novello Cincinnato, a colloquio con un capo irochese, lungo il Mississippi e ai piedi degli Appalachi. Attraverso l’analisi precisa di una natura più volte personificata, esploriamo foreste vergini, incontrando animali di rara bellezza. Nell’arco di pochi decenni però, da quando era partito esploratore alla pubblicazione della sua cronaca, l’America ha già cambiato volto per l’incalzare della civiltà. Così, all’ingenuo stupore, subentra a tratti la lucida consapevolezza del ruolo di ultimo testimone di un fascino già stravolto persino dalle prime forme di turismo organizzato. Senza rimpianti, comunque, poiché il progresso della scienza è legittimo e naturale, così come il gusto per l’immutabilità è solo un falso pregiudizio. Inoltrarci in quella terra senza passato e senza monumenti, dalla vegetazione grandiosa e dalle solitudini immense, è stato in fondo anche lo spunto, non privo di taglienti critiche sui costumi europei, per un parallelo divagare politico e sociale sul lungo cammino della democrazia. È dunque uno Chateaubriand decisamente insolito quello che con felice intuizione ci propone qui, nella versione italiana, l’editore Pietro Pintore. Un modo diverso per riscoprire uno dei maggiori scrittori francesi che oggi rivela, tra l’ironico e il polemico, tutta la sua sorprendente attualità.

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